chi ha paura di Giordano Bruno

-estratto dalla prefazione di Giuliano Montaldo-
Pensai di realizzare un film, ma non immaginavo che avrei penato per ben tre anni prima di iniziare la lavorazione. Di Bona ha scelto il volto di Gianmaria Volontè per illustrare, con dei disegni di straordinaria bellezza, la vita del filosofo. Gianmaria, ne sono certo, sarebbe orgoglioso. Ricordo con quanto entusiasmo e passione questo insuperabile attore si è calato in quel difficile ruolo. Era una profonda emozione vederlo davanti ai giudici porporati, curvo e sofferente, nel saio domenicano. L'autore del libro racconta che dopo aver disegnato una serie di visi e di profili, ha tratteggiato il volto di Gianmaria e, subito, "il personaggio ha preso corpo, si è mosso da se' con una potenza impressionante". E' vero!
Questa potenza è nelle tavole che illustrano il libro. Grazie Di Bona per questo lavoro voluto con bruniana tenacia.

-estratto dal cap.I-
Quando ho deciso, cinque anni orsono, di mettermi a scrivere, o per meglio dire disegnare, un libro su Giordano Bruno, non mi ha sfiorato neanche per un attimo il dubbio che poi, anzichè raccontare per immagini il pensiero e l'avventurosa vita del Nolano, mi sarei ritrovato mio malgrado, a dover raccontare, le disavventure del sottoscritto nel partorire e svezzare quel progetto. Ad essere sinceri, qualche segnale dall'inconscio, si era palesato nel buio dei sogni e in quelle dimensioni atemporali in cui ogni tanto, molti di noi si scoprono, senza capire bene come ci siano arrivati... ma guardai e passai senza curarmene...
Se lancio adesso un rapido sguardo alle opere del Nostro, alla mole di materiale biografico raccolto ovunque e alla montagna di disegni e schizzi vari ammassati in ogni angolo della stanza, non so neanche più se il libro che avevo (che ho) in testa, potrà mai vedere la luce ed arrivare a compiersi, perchè lo possiate sfogliare un giorno... o dare alle fiamme come novelli inquisitori. I motivi di questa battuta d'arresto o cambio di marcia e di intenti, che dir si voglia, sono tanti, alcuni non mi va nemmeno di descriverli su queste pagine. Il solo ripercorrerne il ricordo mi infastidisce... Preferisco sintetizzare lo stato d'animo che alberga questa decisione, riportando le parole che lo stesso Giordano Bruno, quello cinematografico, pronuncia ai cardinali, che attendono invano l'abiura finale:

Anche la mia è una sconfitta, non eroica ed edificante come quella di Bruno, figuriamoci, comunque una resa, che mi porta a deporre le fragili armi sporche d'inchiostro, ma che, almeno per chi scrive, ha valenza di exemplorum vis. Lo ammetto, ho sottovalutato il fenomeno "censorio", che nel tempo deve essersi "evoluto" a tal punto, da essere diventato invisibile, tanto quanto l'oggetto su cui adagia la sua mano silenziosa di velluto nero. Solo adesso mi appare chiaro come questo sistema abbia prodotto meccanismi, che sfibrano e sfiancano colui o colei che volge lo sguardo oltre la linea del consentito, fino ad annullarne gesto e intenzioni. Non sono più necessari interventi esterni, coercitivi o cruenti come quattro secoli fa.
Avviene tutto per autodeterminazione, per inerzia, per quieto vivere, direbbe più di qualcuno. Mi sembra quasi di aver avuto a che fare con un qualcosa nascosto, che come in quei marchingegni di fabbricazione nipponica, quando c'è qualcosa che non va, attivano particolari dispositivi in grado di far fuori il corpo estraneo, risolvono il guasto e ripristinano il "normale" assetto e funzionamento del sistema interno in un battibaleno, senza che da fuori si possa comprendere cosa sia realmente accaduto.
[Maurizio Di Bona]