L'Autore

1. Buongiorno Maurizio, presentati anzitutto a chi non ti conosce: come nasce la tua passione per il disegno e quali sono le tue collaborazioni più importanti?
Napoletano, classe 1971. Disegno da quando ero piccolo, scarabocchiavo a penna i Goldrake e i Jeeg sui banchi di scuola, cioè... proprio sul banco senza foglio (Ride Ndr). Bello ricordare adesso che a volte chi si occupava delle pulizie non me li cancellava.
Poi tante vignette e illustrazioni per gli inserti di satira politica dei quotidiani (Liberazione, L'Unità, il Fatto Quotidiano, Pubblico) quelli che per una ragione o per un'altra poi hanno chiuso o sono naufragati nel nulla. Da un po' di anni mi diverto a prestare la mano alle diverse azioni beppegrillesche.

2. Cos'ha contato di più nella tua carriera: il caso o il talento?
Nè l'uno nè l'altro o forse entrambi. La grande opportunità l'ha data senza dubbio il web: i primi forum, siti, blog e adesso i social che permettono di pubblicare cose e farsi notare in tempo reale. Se ripenso ai tempi in cui imbustavo i disegni e li spedivo a giornali e case editrici per poi dover aspettare settimane o addirittura qualche mese per una risposta, che non sempre arrivava, ho l'impressione che sia passato un secolo.

3. C'è stato qualche disegnatore che ti ha fatto da maestro?
Maestri italiani come Toppi, Cavandoli, Jacovitti, Bonvi e naturalmente Pazienza ci hanno lasciato un tesoro di inestimabile valore. Ma a volte anche dai disegni dei bambini arrivano delle illuminazioni folgoranti.

4. Perché a un certo punto decidi di progettare un libro illustrato sui runners.
La cosa è nata proprio in corsa, inevitabile, qualche anno fa, quando vivevo ancora in Germania. Forse il correre fra i tedeschi ...dietro le tedesche (Ride Ndr), sfatando certi luoghi comuni e confermandone altri poi fra una birra e l'altra, ha agevolato il processo creativo e sviluppato l'idea di fondo. La cosa è proseguita quando ho corso per un po' in Irlanda dove ho visto fare cose al limite della resistenza umana. A quei dati diretti e indiretti ho aggiunto quelli registrati sui percorsi italici e a quel punto il corpus libris poteva dirsi pronto.

5. Come nascono i tuoi disegni delle diverse tipologie di atleti?
Uno dei primi disegni, l'IPERTROFICO, che onoro in copertina era un tipo che vedevo correre a Lipsia con dei dischi di ghisa legati sulle spalle e aveva dei polpacci abnormal. Dopo scene così come si fa a non pensare ad un progetto come questo? Anche La BIONICA si ispira a quegli anni e ai miei inizi da runner. Era una tipa che viveva nel mio condominio e che non sono mai riuscito a raggiungere. Devo ringraziarla perchè ha contribuito a rendermi più veloce ma soprattutto a non mollare. A dir la verità sono ancora convinto che non fosse una donna ma un esperimento militare!

6. Quali sono le maggiori fissazioni dei podisti?
Al netto di quei due o tre soliti argomenti prettamente fisici con i quali le riviste di fitness campano da una vita, vale a dire six-pack per gli uomini e fondoschiena da brasiliana per le donne, direi che trasversalmente la caterva di selfie e le scarpette dai colori squillanti. Una deriva narcisistica alimentata dal dover apparire e farsi notare sui social come fiori dagli insetti, che mi auguro si ridimensioni presto e drasticamente.

7. Ora che il libro è stato ultimato, qual è il tuo prossimo obiettivo?
Un altro "coso illustrato" (Ride Ndr), nel senso che sto raccogliendo materiale per un possibile Cose da Chitarristi. Un'altra comunità che promette bene perchè in fatto di campionario umano, stravaganze e tagli psicologici non ha niente da invidiare a quella dei podisti appena "liquidati".

(intervista di Donatella Vassallo per Runners e Benessere)